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sabato 18 febbraio 2017

Su e giù per Bergamo

In una luminosa domenica d'inizio inverno, andiamo a Bergamo per scoprirne le bellezze in compagnia di cari amici.

A Bergamo ci son stata tre volte, anni fa, per studio e per lavoro: non ricordo nulla. Perciò questa gita fuori porta ha il profumo della scoperta. Come guide abbiamo i nostri amici, che ci raccontano la città col calore dei ricordi e il sorriso della familiarità.

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Il centro di Bergamo bassa già mi piace molto. C'è gente che passeggia nel sole, all'uscita da messa, verso le case di parenti e amici o col solo desiderio di godersi la bellezza e la serenità. Mentre chiacchieriamo ci guardiamo attorno: negozi, pasticcerie, ristoranti, il mercatino coi suoi odori e colori, le pubblicità argute dei musei, i monumenti e, lassù, la città alta.
Dopo un pranzo da Eataly e un giro da Tiger (attrazione, ahimè, irresistibile), riprendiamo la nostra strada in mezzo a palazzi signorili di ogni epoca per arrivare con calma ai piedi della funicolare {}.

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Dunque, la funicolare... Le altezze non mi piacciono, divento nervosa, ma mi piace quel che posso trovare là in alto. Perciò ci salgo, guardo le piante che s'aggrappano ai bastioni veneziani del Quattrocento, sbircio verso i tetti in basso e tiro un sospiro di sollievo appena arriviamo.

Arriviamo in un altro mondo, che sa di antichità, di saggezza e ricchezza d'altri tempi. Le strade salgono e saliamo anche noi, prima verso la Rocca sul colle di Santa Eufemia, poi verso Piazza Vecchia con la Torre Civica duecentesca.

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Una meraviglia: sotto ai portici, sul pavimento, si mostra un orologio solare {}, con l'analemma: il sole, nel suo viaggio annuale, entra da un disco forato appeso sul lato meridionale dei portici e colpisce le costellazioni, gli equinozi, i solstizi.
Di fronte la cappella di Bartolomeo Colleoni, Capitano Generale della quattrocentesca Repubblica di Venezia - con il suo stemma sorprendente {} e lucido lucido - e la Basilica di Santa Maria Maggiore dai ricchissimi ed enormi arazzi. 

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Poi però il sole cala e il freddo punge. Ci vuole una pausa per un tè, una cioccolata con panna e una dolcissima polenta e osei.
Giunge l'ora di tornare a casa, verso altre pianure, altri fiumi e altre colline. In macchina non possiamo fare a meno di rivivere la giornata: la città è ricca, piena di sorprese e unica nel suo genere. Da rivedere presto, magari in primavera o all'inizio dell'estate, sempre con i nostri amici.

Che giornata, bellissima.

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 {All'inizio, nel 1887, era a vapore, sostituito cinque anni dopo con la trazione elettrica. 
 {Risale al 1798 e segna il passaggio del sole a mezzogiorno.
 {Pare siano tre testicoli, cosa di cui il Capitano Generale fu molto orgoglioso.

venerdì 13 gennaio 2017

Sui sentieri di Invorio

Nove giorni chiusi in casa da una doppia influenza (mia e del marito). Nove giorni di sole brillante e cielo terso - e aria di ghiaccio. Me me accorgo quando esco ad aprire e chiudere le persiane, le uniche sortite quotidiane.
Il decimo giorno non stiamo più nella pelle, vogliamo uscire! Una passeggiata tranquilla, un giro veloce, qui a Invorio. Così lasciamo la casa: i bipedi imbacuccati da testa a piedi, il quadrupede zampettante d'impazienza.

Il bello di Invorio è che si trova nel Vergante e alterna i centri storici delle tante frazioni a cascine antiche, campi, villaggi moderni e boschi.
Tempo fa ci siamo imbattuti per caso in un cartello intrigante: "Percorso della Memoria", diceva. Oggi lo seguiamo per scoprire dove ci porta.

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Attraversiamo piazza Vittorio Veneto, quella del municipio, imbocchiamo via Cesare Battisti, svoltiamo in via Dorina Bertona Bellosta, là dove la bella casa d'epoca e un cartello segnano l'inizio del percorso. Fiancheggiamo la fabbrica della Barazzoni (hai presente le pentole? Ecco, le fanno qui) e percorriamo la via Dorina Bertona Bellosta, tra campi, boschi e ville residenziali.
Un nuovo cartello segna la direzione del percorso, lungo una strada di terra, che ben presto si dirama in due sentieri. Seguiamo quello di sinistra e ci addentriamo nel bosco.

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E penso. Se abitassi nell'ultima villa sul sentiero, ogni domenica mattina uscirei col Baldo per una passeggiata tra gli alberi, fino a riconoscere ogni svolta, ogni ceppo, ogni profumo. Rimetterei in ordine i pensieri e ritroverei l'equilibrio, passo dopo passo, via gli affanni della settimana, via la frenesia, via tutto ciò che nella fretta intralcia. Domenica dopo domenica, imparerei a conoscere il bosco.

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Come il signore che incontriamo, nel silenzio frusciante, cui chiedo informazioni sul percorso. Poco più in là c'è un cippo commemorativo, per ricordare il partigiano Ugo Ballerini, e un bivio: a destra si arriva fino alla frazione di Barquedo, a sinistra si raggiunge la Baraggia e da lì via Cesare Battisti, per ritornare in paese.

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Solleviamo nuvole crocchianti di foglie e il marito ricorda quando, da piccolo, il bosco era pulito. I proprietari ne raccoglievano le foglie, i rami caduti, pulivano i sentieri, così l'acqua piovana penetrava nel terreno (invece di ruscellare su uno strato spesso di foglie secche e invadere le strade asfaltate) e il bosco si manteneva vivo. Una volta non era solo un posto dove passeggiare, ma una ricca risorsa di materie prime: curarlo era importante come curare la propria salute.

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Sentiamo il rumore d'autostrada, intravediamo sotto di noi una via conosciuta. Ma è lontana, è già mezzogiorno, abbiamo fame: torniamo sui nostri passi, la via più breve.
D'altronde è il decimo giorno e nove li abbiamo passati con l'influenza: meglio andarci piano.

Buon vento 

venerdì 25 novembre 2016

Sul lungolago di Ispra, come in un libro d'immagini

È domenica, forse sta uscendo il sole. A distanza di quasi un anno, continuiamo la nostra passeggiata sul lungolago di Ispra: non più scogli bianchi e alte fornaci, ma porti, giardini e panchine.

Passeggiare sul lungolago di Ispra è come sfogliare un libro d'immagini: giri una pagina e ti ritrovi in un nuovo paesaggio, assapori una nuova atmosfera, provi nuove emozioni.

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Parcheggiamo dietro la chiesa di San Martino e prendiamo la scalinata che dal centro del paese porta direttamente al lago. Si chiama Ripa Solitaria: scalini in discesa, bagnati dalle recenti piogge e coperti da larghe foglie arancio (già mi vedo per terra!); a un tratto rimane solo la discesa, mi aggrappo al corrimano - che improvvisamente sparisce.
Giungiamo (indenni) sulla Strada dell'Amore e svoltiamo a sinistra verso il porto, pronti per iniziare la nostra passeggiata.

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Si gira pagina.
Su questo tratto di lungolago incontriamo una serie di panchine colorate (viola, giallo, arancio, turchese): se vuoi, puoi fermarti e giocarci a dama, scacchi, tris, battaglia navale, filetto! E subito penso ad altre panchine: di pietra, fuori dalle chiese, con lo stesso motivo del gioco del filetto inciso sulla superficie secoli fa - non tanto per divertirsi, quanto per intraprendere un viaggio spirituale...
Incontriamo porti e rivi, salici piangenti e rive erbose. Incontriamo tanti cani a spasso con le loro famiglie. Incontriamo tanti bidoni (non cestini, bidoni) della spazzatura e cartelli che segnalano dove ci troviamo e dove potremmo andare se solo volessimo.

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Di nuovo, si volta pagina.
Davanti a noi un nastro di ghiaia si svolge tra cespugli di bacche. Oltre il muretto una breve spiaggia, un canneto piumato e, infine, il lago. Seguiamo il percorso fino in fondo, contro il muro di cinta di Villa Quassa: siamo arrivati a Ranco. Qui due possibilità: giù a destra o su a sinistra.

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Svoltiamo a destra, rasentiamo il muro verso il lago e ci troviamo in una nuova pagina.
Nessun sentiero, solo un piede di cemento alla base del muro, qualche scoglio nero, una spiaggia di conchiglie, un gruppo di gabbiani e due cigni.

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Torniamo indietro, prendiamo la stradina in salita, chiusa da due muri umidi e sbuchiamo... in un'altra pagina! 
A tutto campo l'entrata monumentale di Villa Quassa e, sul fianco, il sentiero che conduce al Parco del Golfo della Quassa.

Chiudiamo il libro, per ora.

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giovedì 6 ottobre 2016

Il lungolago di Pettenasco è una mostra di quadri viventi

C'è una foto che mi torna spesso in mente. Ero a Spello con amici, tanti anni fa; io vedevo scorci bellissimi e li fotografavo, loro, frequentatori del luogo, non li notavano nemmeno.
Quella foto mi torna in mente ogni volta che visito luoghi conosciuti - o che dovrei conoscere: quel gusto della scoperta e lo stupore per i dettagli c'è ancora. 

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La passeggiata di domenica scorsa ci porta a Pettenasco, sulla riva orientale del lago d'Orta. Non ci siamo mai stati (abbiamo un debole per il Lago Maggiore) e non vediamo l'ora di percorrere il lungolago: ne parlano tutti bene.
La strada provinciale attraversa il paese in pochi minuti, tagliandolo in due: da una parte il grande albergo, la chiesa d'origine medievale e qualche villetta a schiera, dall'altra negozi e case di paese. La stazione in alto e il lungolago in basso sono nascosti, bisogna proprio cercarli.
Parcheggiamo vicino alla chiesa e scendiamo verso il lago: un parco giochi dove sostiamo per un giro di carezze di bimbi al Baldo, un campo da tennis nascosto dagli alberi, ricche ville, giardini invitanti, una festa di fine estate e, infine, al termine della via c'è Riva Pisola, con l'imbarcadero della Navigazione e un bivio. A destra si va verso la passeggiata a lago tratto nord, a sinistra verso la passeggiata a lago tratto sud. Svoltiamo a destra.


La passeggiata si snoda tra le ville e le loro darsene, ogni tanto si aprono degli spiazzi erbosi - le ripe - con panchine, sculture moderne e pontili di legno che si protendono verso l'acqua e l'infinito. Ogni ripa è un piccolo gioiello, le vedute sul lago sono come quadri viventi, con lo sciabordio delle onde e i gabbiani che s'inseguono. 
Alla fine del lungolago non torniamo indietro sui nostri passi, ma svoltiamo a destra e saliamo lungo una via e poi ancora a destra - vecchie case già locande, antiche ville abbandonate in un caos di piante e rovi, altre ristrutturate e vissute - fino a ritrovarci alla chiesa e più giù al bivio di prima. Svoltiamo a sinistra.

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Si sfiorano case moderne, un bar invitante, una casa in costruzione, una ripa con pescatori e qui, all'altezza di una fontana e una panchina, inizia la passeggiata a lago tratto sud. 
Un sentiero si snoda tra altre ville e la sponda del lago. Una scaletta di pietra scende a una passeggiata più stretta, riparata da un pergolato - un rifugio per innamorati; poi un ponticello, poi un altro, e tra i due si apre uno spiazzo con due divani di pietra, alle spalle un parco giochi e lunghi tavoli sotto le fronde degli alberi. Ci spingiamo più in là, oltre il campeggio, fino a un'altra ripa sabbiosa, dove un'enorme fionda di pietra invita a volare.

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Il lungolago è davvero un gioiello, curato in ogni minimo dettaglio per godersi la passeggiata: dagli scorci "artistici" sul paesaggio, alle tante soste per ammirare, fino all'abbondanza di cestini per rifiuti - un'accortezza molto gradita a chi è solito "girare in giro" coi propri cani.

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Torniamo indietro, risaliamo al parcheggio e ci ripromettiamo di tornare: nelle mezze stagioni, però, quando i turisti sono pochi e si può fingere che il lago ci appartenga.

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Buon vento

venerdì 19 febbraio 2016

Quattro passi a Ispra, tra scogli e fornaci

Della mia passione per le schede ormai sai. Le trovo utili, veloci, un promemoria per le prossime gite della domenica e un ricordo veloce, magari da ripercorrere in futuro o da consigliare agli amici.
Quindi, lungi dal perdere questo mio vizio, ecco per te la passeggiata a Ispra.

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In questa scheda trovi:

  • informazioni sul percorso: il punto di partenza e d'arrivo, la lunghezza in chilometri, la durata in ore e la difficoltà (non saranno mai difficili, se li proviamo noi!)
  • altre informazioni: dove andare (città o paese, provincia e regione d'Italia), quando andare (in quali stagioni), come andare (con quale mezzo) e perché andare
  • la mappa del percorso: sono riportati i numeri corrispondenti alle strade da percorrere o alle tappe lungo la via
  • la legenda: sono indicati i nomi delle strade e alcune notizie utili
 
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Se vuoi, scarica la scheda di questa passeggiata in attesa dell'occasione giusta; o stampala, piegala più volte e infilala nella tasca dei jeans, oppure inseriscila in un quaderno ad anelli e crea una piccola guida! Spero d'incontrarti presto su queste strade.

Buona passeggiata e buon vento!

venerdì 14 agosto 2015

Di sera, a passeggio col cane per Invorio

Ho liste di luoghi da perlustrare, di biblioteche e musei da visitare, di libri da consultare. Giri in moto programmati da mesi e pregustati. Ma il caldo mi appiattisce: limito le uscite al minimo indispensabile, possibilmente in luoghi con l'aria condizionata. E poi ci sono i lavori in casa e il lavoro quotidiano, che raddoppia il carico... A volte ho l'impressione che pure viaggiare con la mente sia faticoso.
Rimangono le passeggiate serali con il Baldo per le vie del paese. 
Usciamo tardi, quando le famiglie son riunite attorno al tavolo e alla televisione e in giro ci sono solo i ragazzini dalle energie inesauribili e i cani coi loro padroni. Il silenzio è profondo e denso. A volte qualche macchina saetta sulla strada verso altri luoghi, rombando. 
Noi seguiamo il nostro percorso: la piazza rotonda, il municipio, l'edicola, la biblioteca, l'albergo abbandonato, il prato sotto la chiesa, la casetta della Pro Loco, i giardini pubblici, la Posta, la strettoia delle pompe funebri e infine la breve salita del vicolo fino a casa.
Questa volta cambiamo e dalla piazza rotonda imbocchiamo la via Odazio. È una delle mie preferite: c'è sempre qualcosa da osservare, qualche particolare nuovo che si mostra impaziente, un miscuglio casuale di passato e presente, tracce pesanti di restauri, ristrutturazioni e pasticci. La percorro col naso all'insù e la macchina fotografica pronta a prendere al volo quei labili indizi di storia, sparpagliati come in una caccia al tesoro.

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Vecchie insegne dipinte sui muri rievocano il chiacchiericcio dei negozi, scherzi e saluti di gente che si conosce da tempo, saracinesche sollevate al mattino presto, profumi di cibo che galleggiano nell'aria dalle porte spalancate. Portoni storti, dimessi, rovinati dal tempo e dall'incuria, nascondono cortili lastricati, giardini pensili e lussureggianti che pendono dai balconi e trasformano il buio della sera in una foresta sussurrante. Lacerti di affreschi antichi, ignorati e mai guardati, fiancheggiano grottesche dipinte di recente ad abbellire un tratto di muro - l'amore per la propria casa. Intonaco che si disfa, cemento che rattoppa, pietre antiche messe in mostra, altre nascoste perché troppo interessanti.
Poi la via finisce, tra vecchie case ristrutturate di recente e da troppo tempo, e sfocia nella strada di tutti i giorni. Ci lasciamo la storia alle spalle e torniamo nel presente, col Baldo che tira il guinzaglio per snasare da vicino le briciole della pasticceria e ha premura di incontrare altri cani.

È in questi momenti che la mia parte cittadina fa pace con il paese in cui vive: ogni luogo ha una storia da raccontare e piccoli tesori da svelare a chi è curioso.

giovedì 14 maggio 2015

Quattro passi ad Arona tra natura e negozi

Nuovo appuntamento con la serie di schede Quattro passi: oggi riprendo la passeggiata ad Arona tra natura e negozi di domenica scorsa.
È più forte di me: quando un giretto o un luogo mi coglie l'anima, voglio subito condividerla. Inizio a raccontarti le sensazioni provate, ricamo i paesaggi con le parole e provo a mostrarti tra le righe le mie emozioni.
Mi piace tornare nei luoghi che amo, così come mi piace rileggere i libri: ogni luogo, vicino o lontano, conosciuto o sconosciuto, lascia qualcosa d'indelebile nell'anima e, se le sue note s'accordano con le mie, rimarrà per sempre un ricordo armonioso.

In questa scheda trovi:

  • informazioni sul percorso: il punto di partenza e d'arrivo, la lunghezza in chilometri, la durata in ore e la difficoltà (non saranno mai difficili, se li proviamo noi!)
  • altre informazioni: dove andare (città o paese, provincia e regione d'Italia), quando andare (in quali stagioni), come andare (con quale mezzo) e perché andare
  • la mappa del percorso: sono riportati i numeri corrispondenti alle strade da percorrere o alle tappe lungo la via
  • la legenda: sono indicati i nomi delle strade e alcune notizie utili
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Se vuoi, scarica la scheda di questa passeggiata in attesa dell'occasione giusta; o stampala, piegala più volte e infilala nella tasca dei jeans, oppure inseriscila in un quaderno ad anelli e crea una piccola guida! Spero d'incontrarti presto su queste strade.

Buona passeggiata e buon vento!

lunedì 11 maggio 2015

La passeggiata ad Arona tra natura e negozi

Quando le domeniche di sole ci colgono impreparati, giochiamo il nostro jolly: una lunga passeggiata da un capo all'altro di Arona, tra il verde e il blu della natura e i colori sgargianti dei negozi.

Ci prepariamo in un battibaleno: scarpe comode, vestiti leggeri, pettorina e guinzaglio. Saliamo in macchina con una certa fretta e abbiamo negli occhi un brillio felice. Mentre scendiamo dalle colline di Invorio, il Baldo sul sedile posteriore fischia di gioia e annusa gli odori di primavera dal finestrino. Sorridiamo tutti: questo giorno di sole è come una piccola vacanza.
Arona è la meta ideale: a dieci, quindici minuti da casa (a prova di impazienza canina), ricca di paesaggi diversi, aspetta solo di essere esplorata e ammirata. Di domenica, è il regno dei turisti. Arrivano con il treno e le macchine, riempiono le vie, si saziano di bellezza e di gelato. Osservano il lago e i suoi giochi di luce e fanno il pieno di energia per la settimana che sta per arrivare.

Di solito scegliamo un percorso circolare, per non perdere nulla di quel che ci offre. La nostra passeggiata inizia all'estremità sud di Arona, nell'area della darsena: un piccolo mondo a parte, fatto di acqua, cielo, barche, cigni e anatre, alberi flessuosi e prati rigogliosi. Proseguiamo sul lungolago fino all'estremità nord di Piazza del popolo: la parte più viva e turistica. Da qui torniamo indietro percorrendo la strada dei negozi, fino alla stazione, poi di nuovo ci immergiamo nella natura e nella sua pace.

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Da un capo...
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... all'altro.

Prima ci accoglie col luccichio delle onde del lago e l'abbraccio di alberi e prati. Poi ci stordisce con una moltitudine di persone, coppie, famiglie, bambini, cani, un gruppo di bancarelle, le note di musicanti di strada, il rombo delle moto (una sirena, per noi), le chiacchiere incessanti che scivolano l'una nell'altra, i pianti, i guaiti, le risate, le voci un po' alte, il luccichio festoso delle vetrine, i tavolini tondi dei bar, le montagne dolci di gelato, le strade che pian piano si svuotano, le macchine che pian piano liberano i parcheggi e riempiono le strade. Quindi di nuovo il luccichio delle onde del lago e l'abbraccio di alberi e prati, nella luce del tramonto.
Torniamo in collina, gli occhi pieni di bellezza, sulle labbra ancora un sorriso.

Buon inizio di settimana e buon vento!

giovedì 2 aprile 2015

Una passeggiata a Fitzrovia, sulle tracce di Virginia Woolf

Non è vero che il tempo passa: c'è un luogo dentro di noi in cui si ferma. Posso chiudere gli occhi, evocare quei ricordi e sono di nuovo lì: domenica mattina, il primo giorno di marzo, sto passeggiando nel quartiere Fitzrovia, a Londra.

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C'è un silenzio. Si sentono solo le folate di vento: le macchine sono ferme nei parcheggi, le saracinesche riposano abbassate sulle vetrine, qualche insegna luminosa sbadiglia sopra i bar. Poche persone per le vie, probabilmente altri turisti, o qualche genitore in visita ai giovani studenti.
Questo è un quartiere vivace, culturalmente vivo e orgoglioso - un assaggio ne ho avuto due sere fa - ma di domenica è tutto silente.
Un paio d'ore non sono abbastanza per conoscerlo, però l'atmosfera irreale - e un po' di nostalgia precoce - mi fa credere che tutto sia possibile. Come incontrare l'anima di Virginia Woolf passeggiando.

Mappa della città alla mano, mi dirigo in cerca di Fitzroy Square, gli occhi scrutano il più possibile e archiviano informazioni indelebili. Solo a scriverne ho già voglia di essere lì.
E così, tra strade deserte, negozi di meraviglie addormentate, mattoni bruniti dal sole, ingressi sonnolenti, l'incanto di un giardino segreto e i passi attutiti di una donna vissuta anni fa, mi perdo in un sogno.

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Mi risveglio mentre cerco il pub Fitzroy Tavern, dove si riunivano giovani artisti, intellettuali e politici all'inizio del secolo scorso.
Mi chiedo cosa si prova a far cambiare un tratto di storia con le proprie idee, a volere fortemente e fare il cambiamento, e... arriva il taxi: le valigie son già nel baule assieme alle mie domande. Cercherò le risposte tra le righe dei libri di Virginia, chiuderò gli occhi e immaginerò.

giovedì 5 marzo 2015

Una passeggiata nel centro di Londra

Ero a Londra, questo fine settimana. Da venerdì sera a domenica mattina, per un totale di quaranta ore - in realtà, togliendo le sedici ore di sonno e l'ora di viaggio in taxi verso l'aeroporto, fanno ventitre ore londinesi. Un viaggio programmato da tempo, ma per vari motivi mai organizzato: si parte, si va e poi si decide. Magari non si torna (desiderio).

Arrivo a Londra in treno, dalla stazione di Epsom della contea del Surrey, in Inghilterra. Colpita dalla velocità dei bigliettai, dalla puntualità dei treni, dalla pulizia e dal costo del viaggio (alto). In molto meno di un'ora, al posto di campi verdi e cavalli al galoppo, trovo la città.
Dalla stazione di London Victoria alla fermata della metropolitana a Euston Square e poi all'albergo lungo Gower Street, sul confine tra i due quartieri di Bloomsbury e Fitzrovia. È buio, ormai, i mattoni degli edifici universitari si tingono di bruno, le luci della via si accendono di giallo e la gente scorre sui marciapiedi e attraversa le strade in gruppi, ridendo e scherzando ad alta voce. È venerdì sera: i mille locali tradizionali e alla moda accolgono i londinesi festanti, i vetri appannati e le porte che, aprendosi, lascian fuggire la musica e il vocio gioioso.

Vedo tutto questo e sto bene: la vivacità, la confusione, la gente che sa dove andare e la storia di questi posti mi riempiono l'anima. Sono stanca, ma non vedo l'ora di posare la valigia in albergo e scendere di nuovo per strada a cercare un locale per mangiare (cucina tipica, of course). 

La vera vacanza inizia, quindi, con un original beef pie (il saporito tortino di pasticcio di carne alla birra) al Rising Sun di Tottenham Court Road e continua il giorno dopo con un interminabile giro turistico nel cuore della città: dal centro del potere politico e religioso di Westminster - Downing Street, Buckingham Palace, Westminster Abbey, House of Parliament e il Big Ben - agli animali nel verde di St. James's Park; da una riva all'altra del Tamigi attraverso l'azzurro London Bridge; dalle mura storiche della Tower of London alla silhouette illuminata da mille lucine di Harrods.

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Leggo i nomi delle strade, riconosco qualcosa di noto, registro colori, forme e sapori. Mentre il vento scompiglia la stanchezza e arruffa i ricordi (son già stata in questa città - e me ne ero già innamorata - più di vent'anni fa), provo uno strano sentimento, come di ritorno e di scoperta fusi assieme. Purtroppo ricordo poco di Londra, ma so di esser stata felice: bevo ogni sensazione per farne il pieno.

La giornata pian piano scivola verso la fine, seguo le ripide scale della metropolitana e mi ritrovo in albergo. Una cena tranquilla al pub Malborough Arms di Torrington Place: a quest'ora di sabato le strade e i locali son quasi vuoti, posso godere fino in fondo dell'atmosfera e sondare le mie emozioni. Provo un irrefrenabile desiderio di fermarmi qui, a tempo indeterminato.

mercoledì 18 febbraio 2015

Passeggiando per Torino m'imbatto in una Fetta di Polenta

Questa domenica nevicava e siamo rimasti a casa: un sonnellino in più e qualche lavoro da portare avanti. Sarei uscita volentieri per pattinare sul Lagone ghiacciato e lasciare le mie impronte sui sentieri innevati attorno, ma un po' di riposo non guasta. Oltretutto la mia passeggiata l'avevo già fatta: venerdì ero a Torino.

Torino è una città che non conosco. Sono una "piemontese per caso" e le mie origini mi portano a Milano. In questa punta estrema, poi, siamo talmente lontani dal resto del Piemonte da sentirci più affini ai lombardi: raggiungere Torino con i mezzi di trasporto pubblici è un'avventura rocambolesca.
La storia stessa ci ha resi milanesi prima che piemontesi.

In ogni caso, eccomi di nuovo a zonzo per Torino.
Il bello di Torino è che scendi dal treno e sei già in centro: e dal centro raggiungi i quartieri interessanti con una passeggiata corroborante. Quasi sempre col naso all'insù.
Nella mia testa ho disegnato una mappa della città: non credo corrisponda alla realtà, ma con queste coordinate riesco a orientarmi e ogni volta aggiungo una strada in più.
A grandi linee ecco la mia mappa mentale di Torino:

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Venerdì sono stata nel Quadrilatero Romano e nel Quartiere Vanchiglia. Due realtà diverse: se il primo mi affascina per il profumo persistente di storia antica, l'altro mi riserva sorprese inaspettate - come la Fetta di Polenta.
In realtà si chiama Casa Scaccabarozzi, dal nome della moglie dell'architetto Antonelli, che l'ha progettata nell'Ottocento. Sì, quell'Antonelli che dà il suo nome alla Mole e alla cupola di San Gaudenzio a Novara.
È un palazzo portentoso: a base triangolare, è alto e lungo 27 m con una facciata di 5 m e il retro di soli 70 cm! Si dice che Antonelli l'abbia progettato e vi abbia abitato in seguito a una scommessa...

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Mi sono fermata, l'ho fotografato (nonostante la luce fioca), ho letto la targa e ho immaginato: ci sarà il bagno in quei 70 cm? Oppure un ripostiglio? La scala no di sicuro e nemmeno il salotto...

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Mi appunto mentalmente di informarmi, per saperne di più. Torino è una città tutta da scoprire: con calma, scarpe comode (ma eleganti) e tanta curiosità.

giovedì 5 febbraio 2015

Quattro passi sul lungolago di Orta San Giulio

Oggi inauguro una nuova serie di schede dedicate alla passeggiata della domenica. Si chiama Quattro passi e la prima scheda riprende la passeggiata sul lungolago di Orta San Giulio di qualche settimana fa.

Puoi trovare:
  • informazioni sul percorso: il punto di partenza e d'arrivo, la lunghezza in chilometri, la durata in ore e la difficoltà (non saranno mai difficili, se li proviamo noi!)
  • altre informazioni: dove andare (città o paese, provincia e regione d'Italia), quando andare (in quali stagioni), come andare (con quale mezzo) e perché andare
  • la mappa del percorso: sono riportati i numeri corrispondenti alle strade da percorrere o alle tappe lungo la via
  • la legenda: sono indicati i nomi delle strade e alcune notizie utili

Ebbene sì, ho un debole per le schede! Mi piace riunire in una sola pagina tutte le notizie necessarie per godersi un bel giro a piedi o in moto nel tempo libero, e mi piace condividerle con te: puoi scaricarle in attesa dell'occasione giusta; o stampare, piegare più volte e infilarle nella tasca dei jeans, oppure inserirle in un quaderno ad anelli e creare una piccola guida.
In ogni caso, spero ti facciano piacere e d'incontrarti presto su queste strade.

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Buon vento!

giovedì 15 gennaio 2015

La passeggiata sul lungolago di Orta San Giulio

Domenica, sole intenso e vento forte.
Piccolo preambolo: rimandiamo da tanto tempo questa passeggiata attorno al promontorio di Orta San Giulio, ma oggi è il giorno giusto e siamo pronti a gustarcela. Scarpe comode, giacche pesanti e cappelli di lana ben calati sulle orecchie (per noi), pettorina e guinzaglio resistenti (per il canide): tutti in macchina, si parte!
Dopo qualche minuto di discese, salite e curve a ricciolo, giungiamo a Orta San Giulio, parcheggiamo la macchina e imbocchiamo la stradina pedonale. Il canide Baldo si lancia all'inseguimento di profumi nell'aria, il marito si lancia all'inseguimento del Baldo e io sfodero la macchinetta fotografica a caccia di emozioni: iniziamo così la nostra piccola avventura.

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Tra giardini privati e muri di case abbandonate, seguiamo il viottolo grigio e ci ritroviamo sul lago. Davanti a noi un nastro di pietre si srotola a fianco delle onde blu. Ogni tanto si allarga quel poco per diventare un piccolo molo con gradini, con pali di legno a fare la guardia.
Il vento si diverte, alza le onde con vigore finché non si tuffano contro le pietre con grandi spruzzi. Un piccolo lago, il lago d'Orta, che oggi si dà arie di mare.
Fa freddo, il sole colora di giallo i rilievi sull'altra sponda, mentre qui siamo in ombra in balia del vento. La strada divide le case dai loro giardini sull'acqua, s'insinua tra i muri e ci mostra angoli un tempo nascosti, una torretta, un giardino abbandonato, una porta azzurra chissà quante volte aperta ai visitatori, dei sacchi di sabbia contro la violenza dell'acqua.
All'improvviso c'è un lampione, la strada svolta seguendo la costa e ci ritroviamo in pieno sole: con una mano alla fronte, vediamo l'isola di San Giulio. E poi cancelli in ferro battuto, siepi verdissime, barche in attesa della bella stagione, cani mordaci, ville signorili. La stradina abbandona la costa del lago e ci porta in centro paese.

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Orta San Giulio non può essere spiegato a parole, bisogna vederlo coi propri occhi: ovunque è uno scorcio da ammirare, i colori di muri, piante, lago e cielo dipingono un quadro nuovo ogni ora.
Lungo la via principale del borgo, angusta e piena di visitatori, ci lasciamo distrarre un po' dalle luci delle ricche vetrine. Sfociamo nella piazza e, tra le antiche colonne del Palazzo della Comunità, le facciate color pastello dei palazzi, la serenità emanata dall'isola di San Giulio, proseguiamo oltre l'Albergo Orta. Ci lasciamo alle spalle gli ultimi negozi e ristoranti, l'ultima chiesa, gli ultimi palazzi e giardini fortunati - finché non rimane la strada, le onde del lago, i colori del cielo spennellati da un sole pigro, quasi al tramonto.

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La strada ci accompagna lungo l'ultimo tratto del promontorio. Poi, con una breve salita, ci riporta al punto d'inizio: siamo di nuovo qui, sotto lo sguardo di Villa Crespi. Saliamo in macchina, cinture legate per tutti; abbasso l'aletta parasole e mi guardo nella striscia di specchio: mai avuti gli occhi così vivi e brillanti.

Buon vento d'inverno.

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